Sintomi del colon irritabile: cosa fare se vengono individuati

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sintomi del colon irritabile: le analisi da fare per prevenire il disturbo

L’iter che porta all’individuazione della colite cronica sono diversi, ma a differenza di altri disturbi, il procedimento diagnostico va per esclusione. Una volta percepiti i sintomi del colon irritabile, è necessario affidarsi a un medico che predisponga tutti gli esami finalizzati a escludere eventuali altre malattie a livello dell’intestino.

Gli esami principali

Quando si riscontrano sintomi del colon irritabile, o probabili tali, come prima cosa si consiglia di recarsi dal proprio medico di famiglia, il quale possiede l’intera storia sanitaria dei suoi pazienti. In base alle sue valutazioni primarie, con molta probabilità, si verrà indirizzati a un gastroenterologo, che prescriverà una serie di esami da fare. Innanzitutto, le analisi del sangue e delle feci, primo passo per la diagnosi di quasi tutte le patologie conosciute. Questi esami possono anche essere prescritti direttamente dal medico di base, ma negli ultimi anni, la tendenza è di demandare agli specialisti le analisi più specifiche. L’iter ideale consisterebbe nell’effettuare questi esami prima della visita dal gastroenterologo, il quale così avrebbe già in mano del materiale su cui basarsi per la diagnosi. In genere, soprattutto se i sintomi del colon irritabile sono pesanti e persistenti, lo specialista prescrive al paziente una colonscopia, che consente di vedere direttamente la mucosa del colon e di effettuare prelievi bioptici, utili agli esami istologici. In questo modo, è possibile escludere l’eventuale presenza di un tumore al colon-retto.

Le analisi specialistiche

La colonscopia è l’esame migliore per analizzare nel dettaglio il colon, ma se i sintomi sono tali da richiedere analisi più approfondite, l’iter diagnostico prevede anche altre tecniche di indagine. In ogni caso, è il gastroenterologo a valutare l’eventuale prescrizione di altre diagnosi. Queste sono il clisma opaco a doppio contrasto, l’Rx studio radiologico del digerente, l’ecografia dell’addome e la manometria anorettale. Tutti questi esami servono a escludere la presenza di altri disturbi o patologie che si presentano con sintomi molto simili a quelli della sindrome del colon irritabile, primo fra tutti il tumore al colon-retto. Ma sono davvero tante le malattie che possono essere confuse con la colite cronica, come il morbo celiaco e quello di Chron, la calcolosi biliare, la colite ulcerosa, la parassitosi, le malattie diverticolari e la sindrome post-colecistectomia. Poi ancora, presentano sintomi simili intolleranze e allergie alimentari, come quelle al lattosio, al sorbitolo e al fruttosio; anche l’intolleranza alle fibre può essere scambiata per sindrome del colon irritabile. Altri disturbi e anomalie simili sono rappresentati dal malassorbimento dei sali biliari, la stipsi a lento transito, ostruzioni funzionali alla defecazione, come prolassi, rettoceli e perinei discendenti. Gli effetti collaterali dei farmaci possono creare fastidi simili quelli del colon irritabile, in particolare i lassativi, gli psicofarmaci, i diuretici, gli anti-Parkinson e gli anti-ipertensivi. Collegati ai farmaci, anche le malattie psichiatriche possono causare sintomi assimilabili a quelli della colite. Infine, c’è un elemento molto importante che provoca effetti paragonabili a quelli della sindrome del colon irritabile. Si tratta delle cattive abitudini alimentari, che minano le funzionalità del colon e dell’intestino più di quanto si pensi. Intervenire su questo fronte regolarizza in maniera efficace l’apparato intestinale, in assenza di sindrome del colon irritabile. In questo caso, la sola buona alimentazione non basta.

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Lo sapevi che lo stress è una delle principali cause della sindrome del colon irritabile?

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