Reazioni immunologiche e non immunologhe agli alimenti

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Una classificazione differente tra allergie e intolleranze alimentari giunge  degli Stati Uniti e si basa non tanto sulla tossicità o meno di una sostanza, ma sul finto che vengano chiamati o non chiamati in causa determinati meccanismi immunologici e sul tempo di reazione. Le reazioni avverse agli alimenti vengono così suddivise in immunologiche e non immunologiche. Delle reazioni avverse di tipo immunologico fanno parte le allergie propriamente dette, cioè quelle reazioni mediate dalle IgE, e le reazioni ritardate, che non vedono coinvolte le IO, ma le IgA e i linfociti e intestinali e si tratta, come dice il nome stesso, di reazioni che si manifestano con lentezza, anche dopo giorni dall’ingestione di un cibo. Esse sono il risultato di una progressiva intossicazione a seguito dell’assunzione ripetuta di un certo alimento o gruppo di alimenti; sono queste reazioni a essere chiamate comunemente intolleranze, anche se qualcuno suggerisce di chiamarle allergie ritardate. Tra i cibi che hanno dimostrato di causare più di frequente un’intolleranza vi sono i lieviti, le solanacee (conte pomodori, peperoni e patate), il latte e i suoi derivati, la carne di maiale, il frumento e i suoi derivati. Il fatto che si abbia un segnale di malessere anche molto tempo dopo aver mangiato un cibo fa sì che spesso risulti difficile mettere in relazione questo malessere con ciò che è stato ingerito; spesso infatti diamo la colpa all’ultima cosa che abbiamo mangiato, e che magari assumiamo solo raramente, ma nelle intolleranze il disturbo è per lo più collegato a cibi che abbiamo assunto in precedenza e ripetutamente. Il fatto che le intolleranze vengano definite come fenomeni di lento avvelenamento da pane di un alimento o un gruppo di alimenti non graditi all’organismo fa sì che questo accumularsi di scorie e tossine intervenga a ostacolare la guarigione di altre patologie o a causarne la cronicizzazione. Le stesse intolleranze possono anche portare allo sviluppo di allergie, o, se le allergie sono già presenti, rallentarne la guarigione, perché l’organismo con i suoi organi emuntori e il sistema immunitario indeboliti non riesce ad adattarsi alle sollecitazioni e inoltre è più sensibile perché l’intolleranza mantiene il sistema in uno stato di allerta permanente, cioè uno stato infiammatorio. Si avrà quindi una sommatoria di cause e di conseguenti effetti che indicheranno la presenza di sensibilità combinate, ovvero un rebus di difficile soluzione, dove trovare il bandolo della matassa richiede un grande impegno sia da parte del paziente che del medico curante.

Tra le reazioni non immunologiche vengono invece annoverate quelle dovute a carenza di enzimi, chiamate anche reazioni biochimiche, che ci impediscono di digerire alcuni cibi sempre o solo in particolari momenti dell’anno (è il caso dell’intolleranza al lattosio); le reazioni cosiddette tossiche (come nel caso dei cibi ricchi di ammine come l’istamina); le reazioni farmacologiche (ad esempio cibi che contengono sostanze a cui un soggetto è sensibile, come accade per i salic:ilati’) e infine vengono annoverate tra le reazioni non immunologiche anche le avversioni personali a un certo alimento la cui ingestione può provocare reazioni che interessano l’apparato gastroenterico (come per esempio il vomito). Ci sarebbe da chiedersi in quest’ultimo caso se anziché essere intolleranti ad una molecola o gruppo di molecole non si sia intolleranti a ciò che quell’alimento, il suo gusto o la sua consistenza ricordano. Sono reazioni che in ogni caso non sono da tralasciare né da sottovalutare.

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