PH e intolleranza

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Altro argomento di cui tener conto per evitare di cadere con troppa facilità in un’intolleranza è l’equilibrio acido-basico che è fondamentale per il mantenimento della salute. Infatti, i nostri fluidi corporei devono avere un certo pH per permettere alle funzioni biochimiche che in essi avvengono di svolgersi nel modo più corretto e completo. Ricordiamo fin d’ora che l’acidità o l’alcalinità di un cibo non dipendono dal suo gusto, ma da come viene metabolizzato. Sebbene gli agrumi possano avere un gusto acido essi sono alcalinizzanti per la grande quantità di minerali che apportano all’organismo una volta trasformati. Una cosa ben diversa sono difficoltà o debolezze digestive che fanno percepire alcuni cibi come troppo acidi e quindi pesanti da digerire; in questo caso per esempio gli agrumi non sono consigliabili.

Fu il dottor William Howard Hay (1866-1940), ideatore di un regime alimentare che porta il suo nome, uno dei primi a osservare che gli individui con un’acidosi più marcata avevano maggiori probabilità di ammalarsi. Egli valutò che il grado di pH del sangue dovesse essere leggermente alcalino affinché si potesse conservare una buona saltate. In particolare quando il pH del nostro sangue si mantiene entro valori ben definiti, le reazioni biochimiche avvengono nel modo migliore possibile. Lo stesso vale per il PH del tessuto connettivo in cui avvengono importanti scambi tra sangue e cellule, e dove vengono accumulate le sostarne di riserva (e di scarto!). Purtroppo, a causa del nostro stile di vita, e del modo errato con il quale ci nutriamo, il nostro organismo è molto spesso vittima di un leggero seppur non trascurabile spostamento dell’equilibrio acido-basico verso l’acidosi e occorre puntualizzare che le reazioni infiammatorie. Il nostro corpo conosce tutta una serie di meccanismi per liberarsi dalle sostanze acide che lo danneggiano, ma deve avere a disposizione un’adeguata riserva di sostanze basiche per neutralizzare gli acidi e inoltre è opportuno che il deflusso di scorie acide non venga Ostacolato da organi emuntori sovraccarichi o poco vitali e che Io stress venga tenuto sotto controllo in quanto è uno dei fattori che favoriscono l’acidificazione. La più importante strategia difensiva messa in atto dal nostro corpo per neutralizzare le sostanze acide, insieme alla respirazione, consiste nel cosiddetto sistema tampone il cui compito è legare queste sostanze a una base per formare dei sali che possono essere espulsi con una certa facilità. Purtroppo, se non riforniamo il nostro organismo con le giuste quantità di sali minerali sotto forma di cereali integrali, frutta e verdura, il corpo si rivolgerà alle nostre riserve e a lungo andare ne risentiranno le articolazioni, il tessuto osseo eccetera. Nel tentativo di ristabilire l’omeostasi, l’organismo purtroppo danneggerà se stesso. Cosa ha a che fare il grado di pH con le intolleranze alimentari? Sappiamo che sviluppare o meno un’intolleranza dipende dal tipo di alimenti che introduciamo e che un ruolo di primo piano è giocato dall’apparato digerente che deve funzionare adeguatamente. Per digerire bene i cibi è necessario (oltre a una serie di condizioni come rispettare le combinazioni alimentari, mangiare nelle giuste quantità, masticare in modo adeguato) che gli enzimi svolgano bene il loro lavoro di scissione dei cibi in molecole semplici. È qui che entra in gioco il giusto equilibrio acido-basico, perché. affinché gli enzimi possano svolgere bene il loro compito e digerire completamente i cibi evitando sovraccarichi e infiammazioni della mucosa, l’ambiente in cui essi svolgono le loro finzioni deve avere un certo grado di alcalinità o basicità: il pii dello stomaco deve essere molto acido, quello dell’intestino tenue neutro, tendente all’alcalino, e quello dell’intestino crasso debolmente acido. Se questo non accade avremo residui di cibi non digeriti che andranno a danneggiare la mucosa intestinale modificandone la permeabilità.

Altra funzione che mette in relazione il PH con l’intolleranza è che esso influenza quantitativamente e qualitativamente la flora batterica, un patrimonio che abbiamo visto essere importantissimo per la funzionalità del sistema gastroenterico. Se vi sono residui non digeriti di cibo che ristagnano nell’intestino questo porterà a una variazione del pH veno l’acidosi e di conseguenti a uno squilibrio anche della flora batterica. Ma questa a sua volta, sviluppando o meno certe caratteristiche, è in grado di modificare il pH: i bifidobatteri e i lattobacillí, per esempio, producono acido lattico intervenendo sull’equilibrio acido-basico con conseguente influenza positiva sull’efficacia enzimatica, ma una flora batterica patogena non avrà lo stesso effetto e cioè di favorire il giusto pH intestinale. Sul grado di pH dell’intero organismo interviene anche l’attività fisica della quale non possiamo fare a meno, ma che deve avere certe caratteristiche affinché il suo effetto sia solo positivo. Per evitare un’eccessiva acidificazione dei tessuti è quindi meglio non praticare un’attività fisica troppo intensa, ma dedicarsi a sport che ossigenano i tessuti, rafforzano e rendono elastiche le articolazioni e permettono di scaricare le tensioni muscolari.

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