Niacina e proteine

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niacina e proteine

Un altro aspetto importante dell’attività della vitamina B3 è la correla­zione tra la stessa e il metabolismo proteico. L’osservazione empirica di benefici ottenuti con determinati alimenti ha portato alcuni ricerca­tori a studiare la composizione dei medesimi in funzione al rapporto percentuale tra alcuni componenti; uno di tali rapporti percentuali è quello esistente tra la vitamina B3 e le proteine. Il rapporto tra niacina presente negli alimenti e le proteine degli stessi  sembra essere uno dei fattori alla base delle reazioni ai cibi che possiamo definire come intolleranze: più il valore è alto, tanto minore è l’allergenicità ai medesimi. I cibi che hanno un rapporto inferiore pos­sono generare intolleranza. È chiaro che questo parametro non costi­tuisce né l’unica né la più importante causa dell’intolleranza alimenta­re, ma si è notato che una supplementazione di niacina è sicuramente benefica nella riduzione delle manifestazioni soprattutto orticarioidi di una intolleranza alimentare. Proprio il fatto che la reazione sia orti­carioide ci fa supporre che l’assorbimento di tossine sia la causa scate­nante, con la conseguente attivazione del sistema TH-2 che produrrà IgE, eosinofili, IL-4 e altri mediatori dell’infiammazione.

NIACINA E IDROLISI PROTEICA

Un ipotesi ben suffragata è che la vitamina B3 catalizzerebbe l’idrolisi delle proteine diminuendo l’immunogenicità degli alimenti. È la ridu­zione dei polipeptidi formatisi sotto il valore di 6.000 dalton (unità di misura del peso atomico) che impedisce l’attivazione del sistema immunitario; inoltre la vitamina B3 ha mostrato anche un’attività a livello topico diretto oltre a quella sistemica che potrebbe essere dovu­ta all’azione fibrinolitica della stessa, che accelerando il processo di aggregazione piastrinica ridurrebbe l’infiammazione. In dermatolo­gia, la nicotinammide (una delle forme della vitamina B3), causando vasodilatazione, è stata usata per il trattamento dei geloni.

La proteina è una catena lunghissima di amminoacidi diversi che viene frazionata in pezzi sempre più piccoli, prima dagli enzimi del pancreas poi da quelli dei villi, fino a essere ridotti ad amminoacidi semplici (tutti gli anelli della catena sciolti) per poter essere assorbiti e riutilizzati. Durante questo processo si passa attraverso fasi in cui si possono formare intermedi attivi; a volte la degradazione di una cate­na polipeptidica (15-20 amminoacidi) porta a formazione di peptidi (3­5 amminoacidi) con caratteristiche funzionali che possono innescare anche reazioni avverse. Un esempio è l’alterazione di una classe di peptidi che può determinare l’aumento della ricaptazione della sero­tonina; è stato infatti isolato un tripeptide che stimola l’attività del tra­sportatore di 5HT. Forzando un poco il ragionamento, possiamo dire che l’alimento o gli alimenti da cui deriva quel tripeptide, una volta assorbito a livello intestinale, può essere induttore di una depressione mentre direttamente a livello intestinale può provocare stipsi; ciò può avvenire però a determinate condizioni, la più importante delle quali è sicuramente l’ambiente in cui si verificano questi metabolismi, e cioè l’intestino con tutti i suoi protagonisti enzimatici e batterici.

Nel esempio di prima il difetto metabolico non risiede solo nella pre­senza di un peptide particolare, ma nel fatto che abbia la possibilità di trovarsi dove non avrebbe dovuto e di svolgere attività errate in posti sbagliati. Chi favorisce questi errori? La flora patogena con i suoi metabolismi è la causa principale per via dei danni procurati alle pare­ti dei villi, ma chi dovrebbe contrastarla? La flora probiotica, che però deve essere messa in condizione di lavorare. La mancanza di fibre con­tenenti inulina o eccessi di alcol che uccidono i batteri sono tra le cause di una carenza probiotica. L’irritazione dell’epitelio dei villi allarga i passaggi nel tessuto di assorbimento (giunzioni serrate) e amplificano il danno.

L’entrata in circolo di sostanze che in situazioni normali non possono essere assorbite potrebbe derivare da un disturbo metabolico dei car­boidrati aggravato dalla Candida albicans; lattobacilli e bifidobatteri potrebbero giocare un ruolo importante data la capacità (da parte . soprattutto dei bifidobatteri) di contenere l’attività e la proliferazione dei lieviti a cui appartiene anche la Candida albicans.

Questi esempi illustrano come basti poco ad alterare l’equilibrio meta­bolico intestinale con ripercussioni non solo a livello locale ma anche in altre parti dell’organismo data la possibilità che vengano prodotte sostanze tossiche, neurotrasmettitrici o ad attività ormonale.

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