L’infiammazione dell’intestino

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L'infiammazione dell'intestino

Tenuto conto di quanto sia affascinante anche se complessa l’interrelazione tra i nostri sistemi, possiamo avvicinarci a fenomeni più strettamente correlati all’intolleranza, come l’infiammazione intestinale.

Chiamata anche flogosi, l’infiammazione è un sistema di difesa dell’organismo che viene attivato ogni qual volta si è di fronte a qualcosa che il nostro sistema considera nocivo. Fin dall’antichità nel descrivere il fenomeno infiammatorio si evidenziano cinque fasi che si presentano in una catena causale: rubor, calor, tumor dolor e funesto fresa. Ovvero: rossore della parte colpita e riscaldamento in seguito alla dilatazione dei capillari che consentono una migliore e maggiore circolazione di sangue e quindi apporto di elementi di difesa; gonfiore, conseguente alla fuoriuscita di siero dai vasi in seguito a una maggiore permeabilità che favorisce anch’essa l’arrivo di fattori di difesa nel tessuto: dolore, perché la parte interessata è irritata, e limitazione o danneggiamento della funzione della parte colpita. Naturalmente, non tutte queste fasi si manifestano necessariamente e per quanto riguarda il nostro argomento di solito ci si ferma alla fase del riscaldamento. Questo non significa tuttavia che possiamo trascurare il problema, poiché il continuo surriscaldamento dei tessuti significa che il processo infiammatorio non indietreggia mai e l’organismo si trova in una fase di infiammazione minima ma persistente, cioè in uno stato di continuo allarme.

Questo stato può permanere per tempi anche molto lunghi senza che cc ne rendiamo conto, e un giorno, a seguito di un evento inaspettato, la famosa goccia che fa traboccare il vaso, tutto il nostro organismo cede e cominciamo a manifestare disturbi che possono essere più o meno gravi. Tra questi disturbi ritroviamo anche i sintomi delle intolleranze e anzi le intolleranze fanno proprio parte di quei fattori che contribuiscono a mantenere attiva l’infiammazione, perché aggiungono giorno dopo giorno una goccia al vaso. Questo fa sì che una volta scomparsa l’intolleranza a certi cibi, diminuisca lo stato infiammatorio e di conseguenza si allevino anche altri disturbi (cefalee, stanchezza, cattivo umore, dolori eccetera) che non riuscivano a risolversi proprio a causa del permanere di un’intolleranza che causava infiammazione.

Molti aspetti non solo alimentari influenzano il limite oltre il quale si manifestano delle patologie sia in positivo, alzando la soglia di reazione, sia in negativo abbassandola. Questo continuo stato di allerta è caratterizzato dalla liberazione di sostanze che favoriscono l’infiammazione, poiché l’infiammazione non è altro che una strategia di difesa, utile al corpo per eliminare agenti dannosi. Purtroppo però tali agenti patogeni non sono presenti, ma l’infiammazione permane e tende ad aggravarsi causando, tra gli altri, sempre più danni a livello della parete intestinale che assorbirà i nutrienti in modo incompleto, lascerà passare sempre più macromolecole nel sangue, e il circolo vizioso porterà a dei disturbi che potranno essere più o meno gravi.

 

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