L’immunocompetenza: caratteristiche e cose da sapere

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Che cos'è l'immunocompetenza

Una conseguenza importante della corretta eubiosi intestinale è la relazione tra batteri probiotici e sistema immunitario. L’integrità della flora batterica porta infatti il sistema immunitario ad attivarsi solo su richiesta specifica da parte delle cellule dell’endotelio intestinanale che, producendo specifiche citochine, ne indirizzano la risposta. I lattobacilli sono in grado di stimolare l’attività dei macrofagi verso differenti specie di batteri, forse per traslocazione degli stessi nel flus­so sanguigno o per assorbimento di un antigene solubile attraverso le pareti intestinali. Altri probiotici hanno invece attività modulatoria della risposta macrofagica. Il continuo scambiarsi di ruoli e informa­zioni tra i due sistemi sinergizza la risposta antinfettiva e ottimizza i risultati: massimo rendimento con il minimo sforzo. Ogni lavoro costa energia e lo spreco non è nel nostro DNA.

A questo proposito è opportuno ricordare che i macrofagi sono richia­mati dagli adipociti per limitare l’eccessivo accumulo di grasso e far cessare l’appetito; ciò si realizza attraverso la produzione di citochine e TNF (tumor necrosis factor). Il problema insorge quando, in presenza di un numero eccessivo di adipociti, aumenta la produzione di TNF, che a sua volta fa diminuire la sensibilità recettoriale all’insulina, con conseguente aumento del rischio di diabete di tipo 2 e accumulo di glicogeno (zucchero di deposito) nelle cellule. Chi lavora in sinergia continua con i macrofagi? I probiotici che hanno anche un notevole rilievo nel metabolismo dei grassi e degli amidi a livello intestinale. Inoltre, occorre tenere presente che i macrofagi producono proteine coagulanti che sono causa di problemi cardiovascolari ed è stato nota­to come la riduzione delle paradontiti (infiammazione delle gengive) abbia notevoli riflessi sulla diminuzione di questo tipo di rischi.

L’igiene orale viene mantenuta se nel cavo orale sono presenti costantemente batteri probiotici in grado di contrastare il proliferare di lieviti e batteri, che attiverebbero invece la risposta macrofagica. La dimostrazione di tale attività è palese verificando l’abbassamento delle percentuali di patologie cardiovascolari e non solo in presenza di una flora batterica probiotica a livello di bocca e gengive! Gli effet­ti fisici di una malattia paradontale sono davvero notevoli:

  • aumento di 2 volte degli incidenti vascolari celebrali;
  • aumento da 2 a 5 volte delle patologie croniche respiratorie;
  • aumento di 2 volte delle malattie coronariche;
    • aumento da 4 a 7 volte delle complicazioni in caso di gravidanza;
    • aumento da 2 a 4 volte del rischio diabete.

Dopo la normale, quotidiana, igiene orale sarebbe quindi utile mas­saggiare le gengive con polveri contenenti di batteri probiotici, tra i quali i più efficaci sembrerebbero essere il Lactobacillus acidophilus e l’Enterococcus faecium, mentre il Saccaromyces boulardi contrasta in maniera ottimale la Candida albicans.

La sintomatologia associata a intolleranze alimentari, soprattutto nei bambini in cui la dermatite atopica è una delle più comuni manife­stazioni, diminuisce per l’effetto immunomodulatorio dei probiotici. Lo stato infiammatorio cronico, che porta a irritazione della mucosa dovuta a una non completa o errata sequenza demolitiva delle pro­teine, aumenta infatti la permeabilità agli allergeni. Tale reazione avviene più spesso nei bambini nei quali il sistema immunitario ha una risposta prevalentemente di tipo Th2 fino ai due anni di vita. Con una corretta stimolazione, questa risposta viene sostituita dalla più efficace risposta di tipo Thi, che conduce alla produzione di IgA specifiche, che potranno prevenire un ulteriore danno indotto dalla stessa sostanza. Un ulteriore dato interessante proviene dai bifido-batteri, i quali diminuiscono l’attività delle ureasi, enzimi che tra­sformano l’urea in ammoniaca; queste sono responsabili del danneg­giamento dell’epitelio intestinale, con conseguente stanchezza sine causa e cefalea gravativa, dovute alla diffusione nel sangue del gas NH3 (ammoniaca).

L’utilizzo di probiotici dopo terapie antibiotiche è di fondamentale importanza dato, che riducono le infezioni opportunistiche e ripristi­nano, in tempi rapidi, l’assetto fisiologico della microflora intestinale. Si è evidenziato il dopo non a caso, dato che l’antibiotico nell’esplica­re la sua azione non è in grado di distinguere tra probiotici e patoge­ni, tra buoni e cattivi. Si tenga inoltre presente che il Lactobacillus aci­dophilus produce delle biocine, sostanze ad attività correlabile a quel­la degli antibiotici, come la acidofillina.

A questo proposito vale la pena di citare uno studio, che è stato pub­blicato sul British Medical Journal nel 2003, nel quale si dimostra come sia superfluo l’uso di antibiotici in pediatria nel caso di tonsilliti anche positive allo streptococco A. Ciò dimostrerebbe che sono altre le vie di guarigione messe in atto dall’organismo, e che sono principalmente le vie macrofagiche della risposta umorale e l’attivazione di cellule B in plasmacellule in grado di attivare il sistema anticorpo-mediato. L’atti­vazione di questo sistema è in stretto rapporto con una corretta eubio­si intestinale e non è escluso che l’eliminazione del patogeno non possa essere operata direttamente dal Lactobacillus acidophilus.

Un’altra caratteristica dei probiotici è quella di poter passare la bar­riera intestinale senza generare risposte immunitarie dato il loro imprinting (Badge) scaturito dall’evoluzione simbiotica con l’uomo. Il L. rhamnosus e il L. fermentum, somministrati per via orale per cura­re una infezione uro-genitale, hanno risolto la patologia ma sono stati rilevati anche a livello della mucosa vaginale. Ciò dimostra che questi batteri, ma non solo loro, possono passare attraverso la parete intestinale anche in assenza di lesioni e sono in grado di muoversi facilmente, sempre in un terreno comune al sistema immunitario delle mucose, ossia nel MALT.

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