Le intolleranze alimentari

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Le intolleranze alimentari: oltre il lattosio

Sebbene più raramente, è possibile soffrire d’intolleranza ad altri zuccheri oltre al lattosio, in particolare saccarosio e maltosio. Il loro assorbimento dipende dagli enzimi saccarasi e maltasi che, se insufficienti, possono essere all’origine di sintomi intestinali. In chi è affetto da celiachia e segue rigorosamente la dieta senza glutine ma continua a riscontrare disturbi intestinali si può sospettare un’intolleranza al lattosio o ai glucidi. Chi ha un intestino sensibile deve prestare attenzione all’utilizzo di edulcoranti di sintesi (alcol nello zucchero) come sorbitolo, xilitolo, mannitolo e maltitolo. Si tratta di surrogati dello zucchero utilizzati negli alimenti cosiddetti dietetici e nelle gomme da masticare senza zucchero. Il sorbitolo viene inoltre aggiunto in certi preparativi lassativi. L’ipersensibilità intestinale a questi zuccheri è tanto più frequente perché oggigiorno li si trova in abbondanza nelle derrate alimentari. Crisi diarroiche gravi e ripetute possono condurre alla malnutrizione, perché le sostanze nutritive essenziali vengono rapidamente eliminate prima di aver avuto la possibilità di essere assorbite.

In realtà, qualunque alimento è in grado di provocare una reazione inopportuna, pertanto niente è sicuro. Persino il riso, considerato da tutti un alimento ipoallergenico, in alcuni casi può causare sintomi fastidiosi. Numerosi esami medici sono d’aiuto per lo screening degli alimenti problematici. Nonostante ciò, le intolleranze alimentari spesso vengono individuate mediante una dieta di eliminazione, nella quale si evita per tre settimane l’alimento sospetto. Fatto questo, lo si aggiunge nuovamente al regime per quattro giorni consecutivi e si valutano le reazioni. Se l’esito non è chiaro, si ripete la procedura. Il semplice fatto di sentirsi meglio senza quell’alimento e in cattivo stato di salute durante il periodo di prova può indicare un’intolleranza oppure un’allergia.

Il test che scopre l’intolleranza alimentare

Il test del polso è stato creato dall’eminente allergologo Arthur F. Coca dopo aver constatato che la frequenza del polso aumentava in seguito all’ingestione di un alimento allergenico. Si tratta di una tecnica semplice che può dimostrarsi valida per individuare allergie e intolleranze alimentari. Chiaramente se c’è già stata una fortissima reazione ad un alimento si eviterà di testarlo di nuovo. Occorre escludere il fumo per tutto il periodo di questo test, per evitare di falsare i risultati. Eccone una versione semplificata: si rimane tranquillamente seduti per cinque minuti prima del pasto. Si misura il polso. Si termina il pasto e si torna a misurare il polso venti o trenta minuti dopo, sempre da seduti e tranquilli. Un aumento di più di dieci battiti al minuto può indicare che è stato ingerito un alimento problematico. Capita anche che la frequenza del polso diminuisca. In un diario si prende nota di tutti gli alimenti del pasto e del numero delle pulsazioni prima e dopo. Se il test è positivo, si connota l’alimento sospetto e si tenta di stabilire se questo provoca sintomi fisici o psicologici nelle ore e nei giorni seguenti. Se il risultato non è chiaro si ripete l’esperimento in un altro mome

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