Le diarree

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Le diarree acute estive

Le diarree acute del periodo estivo sono frequentissime, e numerose sono le loro cause, di origine alimentare ed in­fettiva. Particolarmente gravi nei bambini (e necessitano di te­rapie opportune e tempestive), le diarree acute sono di osservazione corrente durante l’estate: e sono in causa il rapido passaggio dal caldo al freddo, le bevande ghiacciate dopo una fatica, una abbondante sudata. La dieta liquida, un calmante delle violente coliche ad­dominali, una medicazione astringente (a base di carbone) attenuano i sintomi dell’enterite acuta estiva: l’intestino ritrova il suo normale funzionamento, e il malato guarisce in pochi giorni. E, tuttavia, vi sono diarree che, di apparenza piú che banale, possono avere un temibile significato di gravità, perché possono essere il preludio di un tifo, di un paratifo o di un attacco di fegato, e possono durare anche dei mesi. Certo, un intestino fragile (vi sono individui che presen­tano frequentemente disordini intestinali), un fegato in­tollerante, una ipersensibilità alle condizioni termiche del­l’estate, un organismo affaticato, sono tutte cause predi­sponenti alle diarree acute estive e alle loro complicazioni, soprattutto se esse non vengono subito aggredite, fin dal loro primo manifestarsi. Queste forme di diarrea sono caratterizzate dal fatto che, ad un tratto, spesso senza che mai in precedenza abbia la­mentato disturbi intestinali, un individuo é preso da do­lori di intensità variabile, qualche volta intollerabili, come trafitte o come morse, che lo costringono a piegarsi in due o a gettarsi, gemendo, sul letto. In certi casi, come nell’intossicazione alimentare, i do­lori sono cosi violenti ed intensi da simulare le coliche det­te « del mal del miserere », proprie della peritonite o del­l’appendicite. Questi dolori, che corrispondono a contrazioni violen­tissime dell’intestino, sono seguiti da abbondanti scariche fecali, dalle 5 alle 15 al giorno, le prime normali, le altre, via via, sempre più liquide, simili ad emissioni di muco e di acqua, finché, ad un certo punto, non è difficile trovare, in esse, sangue rosso, frammenti di pelle e false membrane, segni evidenti di infiammazione. A questo aumento del numero delle scariche, si ac­compagnano, facilmente, falsi bisogni di andare di corpo, frequente sensazione di bruciore e di dolore all’ano: e, questa, è la caratteristica della infiammazione del colon (colite). Quando questi sintomi durano diversi giorni, in conco­mitanza di reazioni di ordine generale, si parla, di ente­rocolite, o di sindrome dissenterica. La temperatura sale oltre i 38 gradi, talvolta perfino ai 40, dura da due a tre giorni, e bisogna ricordare che essa esi­ste anche in assenza di fenomeni microbici.

Nello stesso tempo, alla diarrea si accompagnano, anche nei semplici disturbi intestinali, diverse alterazioni di al­tri riflessi, essendo l’intestino uno dei più importanti cen­tri riflessi dell’organismo: e si spiegano, cosi, come disturbi riflessi, multi altri fenomeni, quali i vomiti, le nausee, la ra­rità o la frequenza del bisogno di urinare, lingua bianca e secca, pallore, tendenza alla perdita della coscienza, una grande quantità di feci puzzolenti. Ma, in questi casi, a differenza delle diarree estive, è for­temente compromesso anche lo stato generale, e, se lo sta­filococco è particolarmente virulento o il malato è poco re­sistente (vecchio, lattante), i pericoli sono molti e gravi e si può avere la morte. Ma, spesso, dopo episodi inquie­tanti, durante i quali il malato presenta intenso pallore, disidratazione, sete e ipotensione, la diarrea evolve in mo­do favorevole, verso la guarigione. Nella ricerca delle cau­se di queste forme di diarrea, il medico, interrogando il malato e la sua famiglia, deve stabilire se si tratta di una diarrea tossica o di una microbica. Gli alimenti, soprattutto in estate, sono spesso in cau­sa, e molte sono le intossicazioni alimentari: carni frollate, pasticci, conserve, diversi preparati di salumeria, di pa­sticceria (creme, gelati). Le intossicazioni da salmonella (bacilli flagellati, tra i quali quelli del tifo e dei paratifi) possono essere causa di diarree, soprattutto in chi ha mangiato uova contaminate o crostacei.

Se si pensa che allo stato normale i microbi intestinali sono in numero considerevole (contati lino a 128 milioni), si capisce come occorra essere molto cauti nel confermare la causa microbica di qualsiasi diarrea estiva: e ci si può, anzi, domandare se si tratti del fatto che alcuni microbi ordinari diventano, per circostanze ambientali sfavorevoli, virulenti, o del fatto, invece, che nuovi agenti microbici, non appartenenti al comune ambiente intestinale, siano stati eventualmente introdotti nel corpo, con qualche cibo o con qualche bevanda.

Questa spiegazione sembra verosimile in numerosi casi: un soggetto, infatti, presenta una diarrea di due, tre gior­ni; un altro, una diarrea di quindici giorni; un altro, an­cora, ai primi segni di una enterite, presenta sintomi di infezione generale, che consigliano la ricerca di un para­tifo, se non, addirittura, di un tifo; un altro, infine, che ha presentato una diarrea estiva, è colpito, nell’autunno, da una itterizia, favorita da uno strapazzo epatico. Nel bambino e, in modo particolare, nel lattante che non si nutre con latte materno, o che (errore gravissimo) è sta­to divezzato in piena estate, la diarrea è conosciuta per la sua importanza e per l’urgenza che richiede di essere cu­rata, soprattutto da quando perfino l’opinione pubblica é stata sensibilizzata all’eventualità di una «tossicosi del lattante», caratterizzata da diarrea permanente, perdita di peso progressiva. Naturalmente, per avere la prova che la causa é micro­bica, bisogna cercare e individuare il germe responsabile, ciò che è reso possibile dall’esame delle feci. Ma non di­menticando mai che anche altre cause possono essere evo­cate a spiegare una diarrea acuta, come:

—   i trattamenti antibiotici in corso, soprattutto le cure con tetracicline, a dosi molto alte e prolungate;

—   le allergie;

—   l’ingestione di funghi velenosi.

Le diarree croniche

Il quadro, in questo caso è differente.

Si tratta di un malato che emette feci aumentando, sem­pre piú, ogni giorno, progressivamente, il numero delle scariche, e che si decide a consultare il medico quando la diarrea è diventata, per lui, abituale e, ormai da diverso tempo, una normalità: cioè è diventata cronica.

Può trattarsi, in questi casi:

—   di lesione tumorale, benigna o maligna, dell’inte­stino;

—  di lesione infiammatoria, tubercolosi, infiammazione locale dell’intestino tenue (malattia di Crohn o ileite ter­minale di Crolla o enterite segmentaria);

—  di parassitosi;

—  di alterazione del funzionamento intestinale, per deficienza o mancanza di enzimi o per aumento delle con­trazioni peristaltiche intestinali.

Trattamento delle diarree

Il riposo a letto è indispensabile, anche per piú giorni. Il regime va prescritto a dieta idrica: acqua di riso, ac­qua bollita, acque minerali leggermente alcaline.

Dopo ventiquattro ore, brodi di ortaggi, minestra di ta­pioca, conserva di mele cotogne o mele crude grattugiate, farina di currube (per il bambino).

Scomparsa la diarrea, si può passare ad un regime gra­datamente sempre più completo: minestre di pasta, di ri­so, di semola, di fiocchi di avena in brodo di ortaggi, patate condite con pochissimo burro, conserva di mele cotogne, biscotti.

Le uova vanno date a piccole dosi e cotte con cibi fari-nasi.

La carne deve essere cotta alla griglia senza grassi.

I fermenti lattici sono particolarmente raccomandati, sia perché, con le calorie di cui sono portatori, sono cibi veri e propri, sia perché sono dei « miglioranti » della flora pu­trida intestinale: per questo duplice ordine di motivi sono preziose le cure di yogurt, di latte cagliato.

Insomma, dopo qualsiasi diarrea acuta si impone un ri­stabilimento progressivo delle funzioni digestive.

Le medicine

I cataplasmi caldi, ‘meglio se spruzzati di 20-40 gocce, sono utili per calmare le coliche molto dolorose. Ma bisogna essere sicuri della diagnosi: essere sicuri, cioè, che si tratti di una colica da diarrea, e non di una colica con crisi acuta di appendicite, perché, in quest’ultimo caso, caldo è pericoloso, ed è necessario invece applicare una vescica di ghiaccio.

Stabilita la diagnosi, la somministrazione di qualche pre­parato di oppio (polvere, estratto, tintura, sciroppo), o, an­che soltanto, di qualche goccia di laudano può calmare il dolore e diminuire la frequenza delle scariche.

Bisogna, però, convincersi che la diarrea, per quella forza medicatrice della natura che fu rispettata perfino dalla medicina della più remota antichità, altro non è che una lotta della natura contro la malattia, un emuntorio naturale dei microbi, un fenomeno, cioè, antitossico: per cui non bisogna, almeno in principio, bloccare la diarrea, per­ché, cosí facendo, si corre il pericolo di chiudere una pre­ziosa porta di sicurezza, a tutto danno del malato.

Si possono indicare, perché molto utili, i fermenti lattici, il carbone a piccole dosi, il tannino o acido tannico, le con­serve di frutta (che contengono pectina, ad esempio quella di mele) e succhi di agrumi.

I medicamenti antimicrobici, come i sulfamidici e gli an­tibiotici, vanno presi soltanto in casi particolari.

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