Le alterazioni dell’attività intestinale: la stitichezza

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che cos'è la stitichezza intestinale

Che cos’è la stitichezza?

Anche molte educazioni sbagliate, risalenti all’età in­fantile, possono determinare un complesso intestinale. La terapia deve essere generale, che curi la stitichezza da un punto di vista strettamente medico, scientifico e non empiricamente, non, cioè, seguendo stupidamente i pregiu­dizi del senso comune e, soprattutto, ricordando che i pur­ganti e i lassativi sono i nemici dell’intestino e, frequen­temente, i responsabili delle stitichezze tenaci. Molti individui suggestionabili vivono preoccupandosi del loro intestino, convinti che il lassativo e il purgante, regolarmente presi, siano una necessità senza la quale non potrebbero vincere quella «terribile autointossicazione», di cui si credono sofferenti, ma che, in realtà, è più una paura che un vero disturbo. Molte, però, sono le divergenze sul significato e sul va­lore della stitichezza.

Alcuni la considerano una vera malattia, capace di scon­volgere tutto l’organismo, vittima di un colon omicida, di­ventato un laboratorio di microbi e di tossine virulente, mentre altri la ritengono un fenomeno insignificante, da trascurare, privo di qualsiasi significato patologico pre­sente o futuro, e la relegano nel numero delle molte ma­lattie ed inquietudini di cui si lagnano i piccoli nervosi. Certo è, che l’esagerare l’importanza della stitichezza significa, invariabilmente, aumentare il numero degli an­siosi intestinali e, conseguentemente (ciò che per qualcuno, ha molta importanza), le capacità commerciali di questo disturbo, presentato come il flagello della nostra civiltà. Pertanto, il buonsenso medico (che deve essere proprio dei medici, ma anche dei malati) deve mantenersi nel giu­sto mezzo e sforzarsi di mettere in evidenza le varie com­ponenti, fisica, organica, psichica, individuale, della stiti­chezza. Se questa dura da qualche anno, noi non dobbiamo limi­tarci a dire, come è abituale e comodo fare, che «sono sem­pre stato stitico», che «é di famiglia», che «è proprio della mia costituzione», o che «ho trovato il mio pur­gante ideale, quello che fa proprio al caso mio, e che pren­do, ormai, da molti anni», o, ancora, che «se non prendo nulla, non posso andare di corpo… se non prendo nulla, su­bito mi viene mal di capo e mi intossico… ».

Quasi sempre, non c’è nulla di giusto e di ragionevole in tutte queste dichiarazioni, e in altre del genere, che so­no soltanto segni della pericolosa indecisione e del compro­messo con cui ci si avvicina alla facilità, al comodo an­dazzo, alla negligenza, perfino, di fare scomparire un di­sturbo, o di mascherare l’ignoranza nella quale ci si trova sul suo significato medico.

Perché la verità è che un uomo normale non deve es­sere stitico e che, se è stitico, non è normale. Ricercare la causa di una stitichezza cronica, che ci pone di fronte ad un malato (e ad un malato sempre, anche se si tratta sol­tanto di un « nervoso »), significa cercare tutte le circo­stanze pratiche della vita familiare, individuale, sociale, di un soggetto o dell’altro, caso per caso, ma di un soggetto, comunque, che non rispetta le condizioni elementari di igiene intestinale, cioè generale.

Cause della stitichezza

L’alterazione dei riflessi nervosi, soprattutto quando si manifesta all’improvviso, può causare una stitichezza pas­seggera: soverchio affaticamento, shock murale, incidente, immobilizzazione per frattura, malattia acuta, ecc.

Coesistono, sempre, altri disturbi dei riflessi: perdita dell’appetito (che diminuisce, conseguentemente, la quan­tità dei cibi ingeriti e, così, la quantità di volume delle ma­terie eccitanti le contrazioni intestinali), astenia, inquietu­dine, insonnia, ecc. Passato il disturbo, il riflesso si ripristina e la stitichez­za scompare.

La vostra stitichezza è dovuta ad un ostacolo gravante sull’intestino? Compito del medico, allora, trovarne la causa, con differenti metodi, quali:

a)  l’esame clinico: palpazione addominale, esami (digi­tali) del retto o della vagina;

b) radiografia; con la pappa di burlo; rettoscopia.

Questi esami permettono di scoprire, tra le affezioni più frequenti: tumore, fecaloma (accumulo di materia fecale nell’intestino), emorroidi interne, appendicite cronica, pe­ritonite tubercolare (al suo inizio), ipertrofia della prostata (nell’uomo), salpingite (nella donna).

La vostra stitichezza è funzionale? Voi non avete nes­suna lesione organica.

Ma vi trovate nel numero degli stitici che, se commet­tono degli errori, possono diventare cronici.

La vostra alimentazione è razionale, contiene, cioè, tutti gli elementi di cui ha bisogno l’intestino per esplicare normalmente le sue funzioni?

Mungiate ortaggi, frutta, magari con la buccia, che, con­tenendo cellulosa, sono eccitanti della contrazione inte­stinale?

Ricordate però che l’eccesso di cellulosa provoca distur­bi di assimilazione dei diversi elementi naturali e dei sali necessari alla nutrizione.

Bevete acqua, che è un buon eccitante dell’intestino. La restrizione eccessiva delle bevande durante i pasti (ciò che fanno frequentemente i nervosi aerofagi, pensando di evitare, casi, la dilatazione dello stomaco) é uno dei fat­tori che favoriscono la stitichezza: i pasti devono sempre comprendere una quantità normale di liquidi, al minimo uno, due bicchieri di acqua pura, o di acqua corretta con vino; e non dimentichiamo che le frutta e gli ortaggi agi­scono proprio per l’acqua che contengono, e che viene me­scolata, in proporzioni armoniche, agli zuccheri e ai sali naturali.

Molti stitici hanno un vero terrore della frutta e degli ortaggi crudi, soltanto perché sono convinti di non tolle­rarli, e preferiscono prendere in compresse lassative ciò che facilmente, e con maggior profitto, troverebbero nella frutta, come il fruttosio, per esempio, o i sali di magnesio e di potassio. Ed è, da parte loro, un grave errore, perché l’intolleranza alla frutta e agli ortaggi è un fenomeno che, in pratica, non si osserva mai. Per cui, in presenza di un disturbo intestinale passeggero, non si deve mai bandire dalla tavola un alimento essenziale, come gli spinaci, ad esempio, che, uniti ad insalate cotte, e a condizione che non venga utilizzata l’acqua di cottura, non provocano mai disturbi intestinali.

I cibi che favoriscono la stitichezza sono rappresentati, soprattutto, dalle carni grasse, dai grassi animali, dalla panna, dal cioccolato, dai confetti zuccherati, dall’eccesso di pane, alimenti che agiscono sia danneggiando il fegato, sia modificando l’equilibrio alcalino-acido dell’am­biente, per fermentazione intestinale degli acidi ossalici e di altri prodotti, non metabolizzati.

Sia la fermentazione acida che quella alcalina possono causare stitichezza permanente, ma questa scomparirebbe subito, alla semplice ma rigorosa osservanza di un’alimen­tazione equilibrata, non troppo acida, soprattutto per ec­cesso di carne, e non troppo alcalina o soggetta a fermen­tazione, per eccesso di cibi amiclacci.

Poiché l’equilibrio intestinale è quello dei nostri umori, sangue e tessuti, esso é, dunque, funzione dell’alimenta­zione, che è la causa di un buono o di un cattivo meta­bolismo.

A parte, però, il fattore alimentare, alla cui importanza tutti credono ma che pochissimi stimano e rispettano, molti sono i fattori predisponenti e causanti la stitichezza.

La deficienza della parete addominale e dei muscoli del perineo, il cui ruolo è essenziale all’atto della defecazione, può essere una causa.

Le gravidanze ripetute, soprattutto nelle donne longili­nee, favoriscono l’atonia muscolare, la caduta del colon e, secondariamente, una piegatura dell’angolo sinistro del colon, e questo meccanismo favorisce l’instaurarsi della stitichezza.

Non bisogna esagerare, però, il ruolo della ptosi: molti colon, infatti, che l’esame radioscopico rivela cadenti nel piccolo bacino, non danno il minimo ristagno di materie fecali.

Il vostro intestino presenta un’anomalia? La briglia che piega l’angolo sinistro del colon e l’aumento di volume di questo tratto dell’intestino (il cosiddetto megacolon, che si osserva anche nei bambini) possono essere causa di stiti­chezze talmente ribelli da dover intervenire sul colon, particolarmente sui nervi simpatici, sia con un’infiltrazione anestetica, sia con un’operazione sulle radici del simpatico. Questi casi indiscutibili di anomalie sono rari, se si tien conto della frequenza delle stitichezze: e, infatti, tali casi possono essere scoperti soltanto dalla radiologia e non clinicamente.

Non avete più il riflesso anale? Normalmente, nell’ intervallo che separa una defecazione dall’altra, il retto è vuoto: appena le materie fecali lo raggiungono, il bisogno dell’evacuazione si fa immediatamente sentire.

Per varie ragioni, (emotività, fuga davanti agli istinti elementari, esistenza agitata che non può tenere conto degli orari) un individuo può resistere al richiamo del ri­flesso: in questi casi, la sensazione di bisogno si attenua e finisce, perfino, per scomparire.

La vostra stitichezza risale all’infanzia? Spesso, è stata creata di tutto punto e a vostra insaputa, da un complesso intestinale di famiglia: da una paura esagerata, da una vera e propria fobia, della stitichezza.

Basta che il ragazzo stia un solo giorno senza andar di corpo, ed ecco che, subito, il lassativo, quando non addi­rittura il purgante, diventa d’obbligo, almeno una volta la settimana.

Così si innesca, si può dire, la futura stitichezza dell’adul­to, se il ragazzo continua a vivere presso coloro che hanno coltivato in loro stessi e in lui l’ossessione dell’intestino che non evacua.

L’apprensione sopprime il riflesso e pretende il lassativo, del quale, ad un certo punto, non si può più fare a meno, e che diventa il nuovo, l’unico creatore della possibilità di scarica intestinale e, troppo spesso, la supposta o il cli­stere hanno potuto giocare questo ruolo di riflesso condizionato.

Insieme con la paura, molte volte si tratta di genitori o di insegnanti che provano un senso di disprezzo, quando non di vergogna, nei riguardi di questa funzione fisiolo­gica: e ai ragazzi ad essi affidati inculcano questo disprez­zo, questa vergogna, alterando la funzione dei loro inte­stini, insieme con tutto il loro sistema nervoso.

La conclusione è che alcuni stitici, soprattutto donne, non possono essere guariti dalla loro stitichezza, se non si porta alla normalità la fisiologia del loro intestino e non si fanno scomparire, contemporaneamente, la paura, la vergogna e l’ansietà esagerate che sono alla base di quelle alterate fun­zioni intestinali.

Una cura psicanalitica, che può scoprire un complesso creatosi nell’età infantile, si rende, cosí, necessaria, prima di intraprendere una qualsiasi educazione intestinale.

E, da tutto ciò, è facile capire la grande importanza che può assumere un fenomeno banale come la stitichezza, dal momento che esso può fornirci l’occasione di scoprire tur­be inconsce, non soltanto negli istinti, ma, anche, nello spi­rito e nella personalità di un individuo.

La vostra stitichezza si accompagna a tinte di vario ge­nere? Gli spasmi dolorosi, sotto forma di coliche improv­vise o di cefalee, la lingua bianchissima, le nausee, le ver­tigini ,la tendenza malinconica (si parla, generalmente, del­lo stitico come di un essere triste) possono indicare sia un’insufficienza epatica, pancreatica o intestinale, sia una fermentazione intestinale.

L’intossicazione detta intestinale non è cosí frequente come generalmente si crede.

Ma, quando una infezione microbica (colibucillo, ente­roeocco) è responsabile degli elementi tossici che si tro­vano nella circolazione, il medico parla di colite.

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