La storia delle intolleranze alimentari

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La storia delle intolleranze alimentari si confonde al suo principio con quella delle allergie alimentari si confonde al suo principio con quella delle allergie alimentari. Mentre oggi la ricerca scientifica cerca di distinguere le caratteristiche specifiche di ogni disturbo e incompatibilità legati al cibo, di definire e comprendere nel particolare le leggi che governano le reazioni dell’essere umano, un tempo non si riuscivano a formulare spiegazioni dettagliate e questo soprattutto per mancanza di strumentazione scientifica e non solo a causa del modo diverso con cui si osservava l’individuo, un’osservazione più analogica e meno meccanicista. Tuttavia, si osservava già la reazione verso alcuni alimenti che, mentre per la maggior parte delle persone erano un nutrimento, per alcuni diventavano nocivi mettendo in alcuni casi in pericolo la vita stessa.

Le intolleranze alimentari nell’antichità

Per ciò che riguarda l’antichità non molte sono le fonti che possono aiutarci a comprendere quali fossero le conoscenze relative al nostro argomento, di certo già Ippocrate (460 ca — 375/351 a.C.) aveva compreso che esisteva una reazione avversa ai cibi e capito per esempio che alimenti come il latte, che dalla maggior parte degli individui era tollerato, per altri costituiva la causa di disturbi come orticaria, difficoltà respiratorie e problemi al sistema gastroenterico che si mitigavano o sparivano quando si evitava tale alimento.

Ippocrate aveva anche compreso che non tutte le reazioni erano uguali, alcune si manifestavano in tempi brevi, immediatamente dopo l’assunzione del cibo e potevano avere effetti molto gravi, altre si presentavano con maggior lentezza e solo qualche tempo dopo aver mangiato o bevuto, così come vi erano reazioni che si manifestavano semplicemente perché un individuo mangiava due volte in un giorno un cibo che normalmente era abituato ad assumere solo una volta. Tutti conosciamo il detto del famoso medico di Coo: «Lascia che il cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il cibo», esso traduce tutto l’impegno dei guaritori dell’antichità di adeguare l’alimentazione all’individuo in modo che la sua natura (o terreno) venisse rispettata e non fosse utilizzato alcun cibo che potesse causare delle malattie e tanto meno reazioni che oggi definiremmo allergiche o intolleranti. L’esistenza di soggetti sensibili a particolari cibi e la descrizione delle loro reazioni, del tutto simili a quelle di cui parlava Ippocrate, è riportata in opere e scritti di medici del Seicento i quali riferiscono di attacchi d’asma a seguito del consumo di latte e vino. Siamo nel 1860 quando il dottor Henry Hyde Salter (1827-1871) scrive una monografia sull’asma in cui riconduce episodi di questo disturbo all’ingestione di particolari sostanze; tra gli alimenti responsabili egli indicava i cibi conservati, la frutta secca, la birra scura di malto e i formaggi stagionati.

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