La scoperta delle allergie alimentari

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Un importante contributo all’osservazione e descrizione delle reazioni agli alimenti venne dal medico inglese Samuel Gee (1839-1911) che nel 1888 descrisse la celiachia. Si tratta di un disturbo molto particolare che non si fa rientrare né nelle intolleranze né nelle allergie propriamente dette e che tuttavia è una risposta immunologica a una componente alimentare. Gee non sapeva ancora quale fosse la causa di ciò che osservava, ma fu proprio la sua attenzione a far sì che il suo contributo risultasse fondamentale per sollevare da disturbi molto gravi i suoi piccoli pazienti che lamentavano dolori addominali, ventre gonfio, diarrea e non riuscivano ad assimilare il cibo e di conseguenza a prendere peso. Fu solo molto più tardi, nel 1950, che un medico olandese, Willem Karel Dicke (1905-1962) com-prese che a causare tutti questi disagi era la gliadina, una componente del glutine (la pane proteica del cereale), e col tempo si capì anche che, seppure con una sintomatologia meno evidente, anche se non inetto invalidante, lo stesso disturbo poteva interessare anche gli adulti.

La scoperta delle allergie

All’inizio del Novecento molti medici e scienziati avevano compreso che il cibo non era solo fonte di nutrimento, ma che esso poteva anche causare numerosi disturbi e che dunque una delle fonti del nostro sostentamento da una parte permetteva la vita, ma poteva anche causare malattia e portare alla morte. Tuttavia, fino a quel momento, il termine «allergia» non era stato coniato sebbene come abbiamo accennato vi fossero accorte osservazioni, raccolte di dati, tentativi di comprensione e descrizione dei meccanismi che stavano alla base delle reazioni ai cibi, delle intolleranze e delle avversioni. Sebbene Francis Hare, psichiatra australiano che nel 1905 pubblicò un’opera importantissima, The Food Factor in Disease, sia stato il primo a dimostrare che l’insorgenza di disturbi digestivi, cefalee e anche disordini psichici era conseguente al consumo di particolari alimenti come lo zucchero, i dolciumi e i prodotti a base di farine raffinate, un punto fermo nel tentativo di definizione dei fenomeni allergici e di intolleranza fu posto solo l’anno successivo, nel 1906, quando Clemens Von Parquet (1874-1929), un medico pediatra austriaco, inventò il termine «allergia» per descrivere le reazioni di ipersensibilità che registrava in alcuni dei suoi pazienti a seguito di vaccinazioni contro il vaiolo. Questo termine nasce dunque in un periodo storico e in un ambiente, quello medico, in cui si facevano le prime scoperte riguardanti l’immunologia relativamente alle malattie infettive e ai vaccini e grazie a esso veniva finalmente posto un confine, sebbene non definitivo, e tentata una distinzione più netta tra manifestazioni diverse al fine di descrivere certe reazioni sempre più preciso. La comparsa della parola allergia portò con sé anche numerose prese di posizione e diede il via ad altrettanto numerose diatribe, alcune non ancora risolte. Fin dalla fondazione del Giournal of innnunology da parte di Arthur Fernandez Coca (1875-1960) si manifestò infatti la necessità di allargare e spiegare meglio il significato della parola e di farvi entrare reazioni in apparenza anche molto diverse le mie dalle altre seppure tutte conseguenti all’ingestione di alimenti. Ne derivarono numerosi dibattiti che mostravano la difficoltà di definire Fenomeni meno evidenti, in cui non si avevano reazioni immediate ed celatami, ma più subdole e più lente: le intolleranze. Gli studi in materia di immunologia degli anni ’60 del secolo scorso aggiunsero benzina al fuoco evidenziando l’esistenza di una particolare classe di anticorpi, le immunoglobuline E (IgE), la cui concentrazione nel sangue aumentava in modo evidente in caso di allergia. Questo non fece che accrescere la rigidità di taluni nel considerare come allergie solo quelle reazioni in cui era possibile dimostrare, a seguito di esami del sangue realizzati in laboratorio, un aumento della concentrazione di IgE, cosa che portò qualche studioso a tralasciare gli altri tipi di reazione ai cibi e in alcuni casi ad attribuirvi cause puramente psicologiche.

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