Irrigazione del colon: che cos’è?

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Irrigazione del colon

Un’irrigazione del colon viene effettuata da un operatore specializzato ed esperto in questa procedura. Le irrigazioni del colon sono di fatto dei distai amplificati in cui si usano molti litri d’acqua: svariati decilitri alla volta, introdotti dall’operatore, in genere un tempista del colon certificato, che tiene sotto con­trollo il flusso e l’espulsione dell’acqua mentre il pa­ziente è coricato in posizione rilassata su un apposito lettino collegato all’apparecchiatura per l’irrigazione. Per essere efficace, un’irrigazione del colon deve du­rare da mezz’ora a un’ora, e in quest’arco di tempo può essere introdotta nel colon attraverso il retto una quantità d’acqua fra i 70 e i 100 l, al ritmo di parecchi decilitri alla volta, che poi viene espulsa regolarmen­te. I primi due o tre lavaggi dimostrano quanto questa procedura sia confortevole e non invasiva.

Ciononostante, anche la miglior attrezzatura per l’irrigazione del colon disponibile sul mercato può dare risultati molto scarsi e insoddisfacenti se l’o­peratore non possiede una conoscenza sufficiente dell’anatomia umana. Per questo alla buona attrezza­tura per il lavaggio del colon va assolutamente abbi­nato un operatore ben informato ed esperto.

Non basta sapere tutto sul colon e sui princi­pi dell’irrigazione: l’operatore deve conoscere bene anche il massaggio rilassante del piede. Come ogni parte del corpo umano possiede terminazioni nervo­se associate direttamente o indirettamente al colon (si veda in proposito la “Mappa dell’idrocolontera­pia”), così le piante dei piedi sono in relazione diret­ta o indiretta con ogni parte del nostro corpo, come ho indicato nella “Mappa del massaggio rilassante del piede”. Consigliamo vivamente di verificare che in ogni ambulatorio per l’idrocolonterapia siano pre­senti queste due mappe, incorniciate e appese sulla parete di fronte all’operatore.

Mentre esaminerete la “Mappa del massaggio ri­lassante del piede” noterete che il centro della pianta di entrambi i piedi corrisponde alla fascia addomina­le, e in particolare al colon.

Da alcuni anni è in corso una campagna per convincere le strutture in cui si pratica l’idrocolon­terapia a installare un’apparecchiatura che inietti si­multaneamente acqua e ossigeno nel colon. L’effetto immediato di questo ossigeno è rinvigorente, come quello di un ago ipodermico inserito in un braccio, ma interessano di più i risultati e gli effetti a lungo termine.

Nei numerosi decenni di studio approfondi­to dell’anatomia umana non si trova mai nessuna ghiandola, nessun organo o dispositivo creato dalla natura per far entrare ossigeno nel colon, a meno che questo elemento non sia già presente nell’acqua che entra nell’organismo attraverso il retto e nella nor­male idratazione del colon.

Irrigazioni del colon: cosa sapere

Se si considerano gli effetti a lungo termine dell’introduzione di ossigeno nel colon durante un’irrigazione, non è del tutto sicuro che alla fine non possa manifestarsi qualche effetto indesiderato. Un buon discorso imbonitore è sempre convincen­te, soprattutto quando il destinatario non conosce tutti i fattori coinvolti. A protezione dell’uomo, l’aria è composta per il 20% di ossigeno, percentuale che non dev’essere superata dato che una quantità maggiore sarebbe eccessiva per il nostro benessere.  La quantità di idrogeno presente nell’acqua è il doppio dell’ossigeno, anche questo per proteggere gli esseri umani: troppo ossigeno può ucci­dere. Il buonsenso, se non le congetture cliniche, con­ferma che l’introduzione non necessaria di ossigeno è potenzialmente pericolosa. Ovviamente ci sono condi­zioni in cui, a causa di qualche carenza o disturbo, po­tremmo aver bisogno di più ossigeno di quanto ce ne possano fornire i polmoni, ma in questi casi l’ossigeno viene introdotto nei polmoni e non nel retto!

Come c’è da aspettarsi, naturalmente esistono per­sone che disapprovano l’idea della pulizia interna. Al­cuni hanno addirittura sviluppato la convinzione erra­ta che le irrigazioni del colon diano beneficio solo se abbinate a un lungo digiuno. Questo in realtà è un modo abbastanza veloce per indebolire e devitalizzare il corpo. Se lo si lascia senza nutrimento per più di sei o sette giorni, le cellule e i tessuti affamati praticano il cannibalismo e si mangiano a vicenda.

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