Ipoglicemia e ruolo del pancreas nelle intolleranze

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La condizione di ipoglicemia è indicata da livelli bassi di zuccheri nel sangue, i sintomi da ipoglicemia sono simili a quelli dell’intolleranza perché, come l’intolleranza, causano stanchezza, deconcentrazione, nervosismo e depressione. E’ dunque importante non confondere una sindrome ipoglicemia con un’intolleranza e viceversa. Non sempre però questa distinzione è semplice. Per esempio la sindrome ipoglicemia, tanto quanto le intolleranze alimentari portano a sviluppare la candida albicans e il cattivo funzionamento del pancreas, è un colatore importante per lo sviluppo di intolleranze alimentari. Inoltre il pancreas, come mise in evidenza per primo il dottor William Philpott, ecologo clinico americano, è il primo organo bersaglio dello stress, un fattore che influisce pesantemente sull’abbassamento del livello di soglia che separa uno stato di intolleranza da quello di salute.
Ogni giorno il pancreas produce e immette nel duodeno circa un litro di liquido alcalino che contiene bicarbonato di sodio e di potassio necessari per neutralizzare il contenuto acido allo stomaco. Inoltre produce enzimi per la scissione di proteine, acidi nucleici, grassi, carboidrati mentre le isole di Lagerhans producono insulina e glucagone. L’attività del pancreas è disturbata dall’eccesso di caldo e di freddo, dalle infezioni, dall’abuso di alcol, dallo stress psicologico (patire, irritazione, frustrazione), da sostanze tossiche, da allergeni e dall’eccessiva stanchezza.
Se la produzione di bicarbonati da parte del pancreas diminuisce, gli enzimi digestivi svolgono meno bene il loro compito con conseguente scarsa digestione, danni alla flora batterica, infiammazione della mucosa. Anche stomaco e milza, strettamente collegati al pancreas da un punto di vista funzionale cominceranno a lavorare in modo meno efficace.
Per aiutare la finizionalità del pancreas occorre diminuire lo stress, assumere preparati a base di enzimi pancreatici, usare piante oppure oligoelementi che stimolano la funzionalità di questo organo e infine far sì che la curva glicemica sia il più dolce possibile per evitare picchi, ricordando sempre la velocità con cui si digeriscono gli zuccheri: velocissimi sono gli zuccheri semplici come il glucosio e il fruttosio, che troviamo nel miele di acacia e nella frutta, il saccarosio, il destrosio, il maltosio e il lattosio presenti nel miele, nello zucchero sia bianco che di canna e nei latticini. Più lenti sono gli zuccheri complessi, come quelli presenti nei cereali, nei legumi e nelle patate, e quelli complessi e indigeribili, che costituiscono tuttavia un ottimo «nutrimento» per la flora batterica intestinale che si occupa di degradarli, come la cellulosa e le fibre di cereali, legumi e verdure. Tra i cibi che aiutano a mantenere una buona curva glicemica troviamo i cereali integrali, le lenticchie, i fagioli, le noci, i semi, le verdure fresche. Inoltre si consiglia di diluire sempre i succhi di frutta con acqua, di masticare e insalivare a lungo i cibi.

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