Cosa sono le dissenterie

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le dissenterie

Le due forme principali sono: la dissenteria bacillare, dovuta a diverse specie di bacilli, e la dissenteria amebica, o amebiasi, dovuta all’ameba dissenterica.

Affezioni ormai frequenti anche nelle nostre regioni, do­po essere state esclusiva caratteristica delle regioni tropi­cali, queste malattie sono contagiose (acqua, ortaggi, feci di malati), e possono, per di più, presentarsi in forma en­demoepidernica.

Malattie lunghe e tenaci, che necessitano trattamenti prolungati: e pure possono essere facilmente evitate, se­guendo e praticando una rigorosa igiene alimentare e ge­nerale ben dettata e regolata, e non dimenticando che l’e­state è il periodo delle diurni°, ma, anche, quello delle dis­senterie.

Il destino dei dissenterici

Gli storici dell’antichità, raccontandoci le imprese degli eserciti di Alessandro il Grande. di Dario, di Filippo, di Annibale, ci hanno anche descritto, con i sintomi che noi oggi conosciamo bene, il quadro classico delle dissenterie, dalle quali, più volte e ferocemente, quegli eserciti furono colpiti: dolori impressionanti durante la defecazione; emis­sioni di feci molto frequenti, mucose, qualche volta san­guigne e purulente; falsi bisogni di andare di corpo; spa­smi dolorosi; stati febbrili; rapido dimagramento; forte debolezza, che, in poco tempo, rendeva i soldati inabili al combattimento.

I movimenti delle truppe, che sono vere e proprie emi­grazioni, insieme con i soldati, di microbi (da parte, in modo particolare e pericoloso, dei portatori sani di bacilli), hanno contribuito a trasportare e a diffondere la malattia in Europa: e numerosi studi, ormai, sono stati dedicati a queste dissenterie autoctone, provocate, cioè, da una ge­nerazione di amebe i cui antenati furono dei « coloniali ».

Attualmente, grazie agli esami delle feci praticati in la­boratorio,’ si possono riconoscere, bene e in fretta, le dis­senterie, che, conseguentemente, possono essere aggredite subito evitando, cosi, le forme croniche e le loro complica­zioni, tra le quali i pericolosi ascessi del fegato, provocati dalla dissenteria amebica.

La dissenteria bacillare

Malattia acuta, che si manifesta in estate, sotto forma epidemica.

Molti, oltre quello scoperto, nel 1888, da Chantemesse e da Widal, sono i bacilli riconosciuti responsabili di essa: i bacilli di Flexner, di Hiss-Russel, di Shiga-Kruse, ed altri ancora, della lunghezza di 1-2 centesimi di millimetro, po­co mobili.

Si identificano e differenziano con l’esame delle feci e con coltura in mezzi speciali.

Nelle nostre regioni la dissenteria bacillare è sempre estiva e non assume mai la gravità delle forme dei paesi tropicali.

I sintomi sono dati da dolori, diarrea, poi stato dissente­rico con scariche di feci emorragiche e purulente (che, nei casi gravi, possono raggiungere, perfino, la cifra giornalie­ra di 20-30), stanchezza generale, temperatura sui 3940 ‘C.

 

Dopo 8-10 giorni lo stato generale e lo stato intestinale cominciano a migliorare.

La convalescenza e delicata, e necessita in modo parti­colare di una ripresa alimentare progressiva.

Nelle regioni tropicali, sopravvengono, qualche volta, infezione generale, artriti, infezioni delle vie urinarie, in­fezioni venose (flebiti) e nervose (mieliti), soprattutto se il malato è costretto a vivere in condizioni fisiologiche per lui anormali, come il clima, e a non poter scegliere la sua alimentazione.

La dissenteria amebiea o amebiasi

Questa affezione, frequente in Asia e in Africa (nel Ma­rocco, in modo particolare), non è rara nelle nostre re­gioni.

L’uomo bianco è più ricettivo del negro nei riguardi del­l’ameba dissenterica: ma il negro è, più spesso del bianco, un terribile portatore (sano) di germi, uno di quei perico­losi malati che non sanno di essere malati, e portano in giro, tranquillamente perché inconsapevoli, i germi, dei quali non risentono per nulla, e con i quali contagiano, sen­za saperlo, gli altri.

Per quanto riguarda i sintomi, la sindrome dissenterica leggera, fugace e, per di più, senza grandi manifestazioni generali.

La sua caratteristica più appariscente è quella di ripre­sentarsi periodicamente, dopo guarigioni apparenti. Un soggetto, per esempio, che ha avuto un attacco di dissente­ria amebica in terra tropicale, una volta ritornato in pa­tria può facilmente lamentare una recidiva, durante l’e­state seguente, soprattutto se il trattamento non è stato condotto regolarmente, con cure spaziate, qualche volta anche nell’arco di diversi anni.

Malattia subdola, si può dire, capace di essere rivelata soltanto dalle sue complicazioni, delle quali la maggiore é la localizzazione, a distanza, nel fegato, con la formazione di una epatite che evolve in suppurazione, con ascesso. In tutti coloro che hanno sofferto di dissenteria amebica, que­sta evenienza dovrà sempre essere tenuta presente e, per­ciò, ricercata, con tutti i mezzi che il laboratorio mette a disposizione.

Altre localizzazioni a distanza dell’amebiasi possono es­sere il restringimento del retto e l’infezione polmonare.

 

Altre forme di dissenteria

Alcuni malati denunciano di andare soggetti, periodica­mente, ad accessi dissenterici, che essi considerano del tut­to banali e passeggeri, cercando di non allarmarsi.

Ma la tendenza della malattia alla recidiva deve inquie­tare, e giustamente, il malato e il medico.

L’esame delle feci non rivela né bacillo ameba dissen­terica, ma un parassita, la Lambita (o Giardia) indestinalis, che si presenta, generalmente, sotto forma di una cisti uva-lare con molti nuclei e molti flagelli.

Questo parassita ha una particolare affinità per la bile, e, molte volte, del tutto casualmente, è proprio un esame microscopico della bile, estratta con un sondaggio duode­nale, a mettere in evidenza le cisti della lumblia intesti­nale.

La durata di una dissenteria da lamblie è quella di una qualunque forma acuta, perciò di qualche giorno: e può anche essere rivelata da una diarrea cronica,- senza dolori e senza emissione di muco e di sangue.

Reazioni simili a quelle provocate dalla lambita, e molto rare, sono quelle provocate dal Trichomonas intestinalis (protozoo flagellato, che, con il nome di Trichomonas va­ginalis, si trova frequentemente nella vagina, dove provoca vaginite, e può trovarsi, anche, nell’uretra dell’uomo). Nella dissenteria lo si trova, frequentemente, in asso­ciazione con le amebe.

Evitare queste dissenterie è possibile

Conoscendo le circostanze di sviluppo e l’habitat di qu­esti vari bacilli e parassiti, si può stabilire una reale e s – cura profilassi di queste dissenterie.

I) Gli ammalati devono essere isolati - I medici, infermieri, i familiari devono prendere le stesse precau­zioni che si rendono necessarie di fronte ad un malato di tifo o di un paratifo (la dissenteria, anzi, deve essere de­nunciata dal medico all’ufficio di igiene).

Le mani sporche trasmettono le cisti dell’ameba, come lo dimostrano molti esami effettuati in soldati vissuti a lungo in contatto con malati di amebiasi.

In questo modo si spiegano i contagi dal marito alla moglie e ai ragazzi, e quelli professionali.

2) Lotta contro le mosche – Con le loro zampe, le mo­sche trasportano le cisti sugli uomini e sui loro cibi.

Studi (di Roubaud) hanno dimostrato che le feci delle mosche che vivono nelle zone dissenteriche contengono cisti di ameba.

E la lotta contro le mosche, oggi, non è difficile.

3) Lotta contro la polvere – Il vento, infatti, può es­sere un agente di disseminazione delle cisti amebiche, che, sviluppandosi nell’intestino umano, ridaranno l’ameba adulta (le cisti sono capaci di vivere parecchi giorni a con­tatto con il suolo).

4) L’acqua potabile – L’acqua potabile è responsabile. Talvolta in modo preoccupante, della trasmissione dei ba­cilli della dissenteria.

Anche se, contro il concetto della trasmissione idrica della dissenteria, qualcuno ha voluto dimostrare che le cisti si conservano male nell’acqua, dove non possono vive­re che pochi minuti, è pur sempre prudenza, quando non si ha nessuna garanzia sulla purità dell’acqua, che questa venga sterilizzata, per mezzo dell’ebollizione o con so­stanze chimiche.

5) Gli ortaggi e la frutta – Soprattutto nelle regioni tropicali, gli ortaggi e la frutta possono essere agenti di trasmissione.

Nelle nostre regioni, dove è ancora praticato lo spandi-mento del concime liquido, essi possono essere causa, più che di dissenteria, di forme tifoidee e di diarree estive.

Tuttavia, le diarree possono provenire da ortaggi man­giati crudi e dall’acqua: e questi pericoli possono essere evitati lavando bene, la sera prima, gli ortaggi in acqua disinfettata, e disinfettando l’acqua da bere (con gocce di permanganato potassico, ad esempio, associate a gocce di immolino sodico).

Trattamento delle dissenterie

1) Igiene generale e riposo – Il riposo a letto è indi­spensabile, soprattutto nelle forme acute, nelle quali sono anche indicati, per calmare gli spasmi intestinali, i clisteri calmanti e i cataplasmi caldi laudanizzati.

Il regime deve essere quello della dieta liquida: brodi di ortaggi, farina di carrubi, acqua di riso, tisane zucche­rate, varie acque minerali.

Appena le condizioni intestinali saranno migliorate, si deve ristabilire un’alimentazione semiliquida prima, poi solida, evitando i grassi cotti, i legumi secchi, l’eccesso di tutti quei cibi che, fermentando, possono mantenere la diarrea.

Le spezie, l’eccesso di frutta (per la cellulosa che con­tiene), i pesci grassi, le carni con salse, gli alcolici, sono tut­ti cibi da sconsigliarsi ai dissenterici cronici che hanno l’in­testino fragile.

Il latte, le uova, il cioccolato, possono essere consigliati,. anche nel regime abituale, a condizione, però, che il malato non accusi disturbi di fegato.

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