Come curare il cancro al colon

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Il cancro al colon è una patologia che colpisce una persona su quindici. La gravità del tumore dipende dal fatto che esso sia benigno o maligno. Se ha attaccato altre parti del corpo oltre al colon è probabile che sia maligno ed in tal caso i rischi aumentano. Non bisogna, però, disperare. Le cure ci sono ed è importante intervenire in tempo per cercare di salvare il salvabile. La maggior parte dei pazienti, quando scopre di avere un cancro al colon, decide di sottoporsi ad un intervento chirurgico. Tramite l’intervento è possibile rimuovere alcuni linfonodi. Questi linfonodi andranno analizzati bene perché bisognerà capire se essi si sono estesi anche ad altre parti del corpo. Il colon è formato da diverse parti: colon ascendente, colon trasverso, colon discendente e colon sigmoideo. In base alla parte del colon che è stata colpita dal cancro si potrebbe rendere necessaria la creazione di un ano artificiale il cui compito è di consentire al colon di dialogare con l’esterno. E’ un intervento che prende il nome di colostomia. Dopo l’operazione il paziente potrebbe essere invitato a sottoporsi ad un trattamento terapeutico con radiazioni oppure ad una chemioterapia. Tutto dipende dalla velocità di sviluppo del cancro nonché, come sempre, dall’eventualità che esso abbia raggiunto anche altri organi. La radioterapia, ovvero il trattamento  che prevede l’utilizzo di radiazioni ad alta energia, viene solitamente eseguita per quei pazienti che hanno sviluppato un cancro che ha colpito il retto. E’ probabile anche che venga eseguita prima e non dopo l’intervento chirurgico.  Di solito. Chi si sottopone a radioterapia lo fa una volta al giorno. Diverso il discorso della chemioterapia. I farmaci previsti dalla chemioterapia  possono essere assunti per via orale o per via endovenosa ma presentano  sostanze chimiche fortissime che possono portare il paziente a soffrire di nausea e vomito e a perdere i capelli.
Se si scopre in tempo il cancro al colon l’intervento chirurgico resta la strada migliore da percorrere e quella che può garantire maggiori probabilità di guarigione. Anche l’intervento chirurgico, però, comporta dei rischi. Il paziente viene addormentato interamente durante l’operazione. L’anestesia generale può causare ictus, insufficienza renale e polmonite. Nelle gambe potrebbero formarsi dei coaguli di sangue che potrebbero giungere ai polmoni e non consentire più al paziente di respirare. Dopo l’intervento potrebbero essere interessati da problemi anche altri organi come la milza, lo stomaco, l’intestino, l’utero. Si tratta di problemi che vengono riscontrati molto raramente ma che, per essere risolti, potrebbero richiedere altri interventi chirurgici.

 

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