Cenni storici

Servirsi dell’acqua per lavare il proprio corpo e per la cura della propria persona è una pratica antica quanto la stessa storia dell’umanità. Non si riuscirebbe a dire con esattezza quando l’uomo ha capito che con l’acqua poteva fare molte altre cose, oltre che berla, per rimanere in vita. Possiamo provare, però, a ricostruire una breve storia dell’idrocolonterapia passando in rassegna quelli che sono stati i suoi primi “prototipi”.

Le origini

papirusI primi ad aver concepito la cura della persona anche come depurazione, e la depurazione anche come lavaggio del proprio corpo dall’interno, pare siano stati gli antichi Egizi. Risalgono al 1500 a. C. circa documenti che dimostrano che gli egiziani si sottoponevano spesso al lavaggio del retto per mezzo di clisteri. Per almeno tre giorni ogni mese essi si nutrivano pochissimo ed effettuavano dei lavaggi per eliminare dal corpo qualsiasi impurità, agendo in modo mirato proprio laddove si annidano resti. Non c’è da stupirsi che siano stati proprio gli egiziani ad “esplorare” per primi questa strada: essi avevano una conoscenza dell’anatomia umana eccellente, grazie alla quale potevano effettuare le mummificazioni dei defunti. Servendosi di foglie e di parti di piante, gli Egizi avevano inventato il primo modello di siringa da clistere.

I Greci fecero tesoro della sapienza egizia, che già secoli e secoli prima ritenevano che i clisteri, effettuati con regolarità, fossero un rimedio per moltissime malattie. Nel V sec. a. C. Ippocrate, il primo medico della storia, somministrava clisteri per curare febbri e tutti quei disturbi che si manifestavano con dolori addominali. Nell’antica Roma, poi, quando bisognava purificarsi dopo giorni di bagordi e stravizi veniva suggerito l’uso dei clisteri a quello delle purghe. Aveva minori effetti collaterali ed era un rimedio più mirato. Con sola acqua, oppure con olio o miele, si dava una mano alla natura per eliminare dal corpo tutto quanto andava eliminato.

Medioevo e modernità

history17_344Wx367HNel Medioevo si continuava ad usare il metodo del lavaggio del retto per una pulizia più approfondita della persona a scopi sia terapeutici che preventivi. Si usava un clistere funzionante come una siringa a pistone: un oggetto cavo con un tubo sottile e lungo che fuoriesce; ad un’estremità dell’oggetto vi è una parte mobile che consente di muovere il tubo e far uscire o aspirare il liquido nel colon. Questa siringa non veniva usata solo per la pulizia del colon ma anche delle orecchie e nella vescica maschile.
Un’evoluzione di questo strumento permise, con una semplice aggiunta di un tubo alla sacca in cui era contenuto il liquido, di poter aggiungere altra quantità d’acqua, per esempio, alla siringa senza estrarre la cannula ed interrompere ogni volta il trattamento.

Fu nel 1600 che il lavaggio del colon raggiunse la sua massima diffusione ed anche la massima notorietà. L’utilizzo del clistere era, infatti, una pratica molto amata da Luigi XIV, che si sottoponeva anche a più clisteri al giorno nella convinzione che la massima igiene del colon fosse indispensabile per restare in buona salute. Anche i cittadini comuni ricorrevano frequentemente ai clisteri, seppure somministrarseli da sé non era semplice.

Fu proprio per evitare, tra i ceti meno abbienti, la scomodità ed i rischi dell’auto-somministrazione che nella seconda metà del ‘600 un medico olandese ideò un modello di clistere con un tubo flessibile più lungo, in modo che si poteva subire un clistere stando sotto le coperte e quindi con maggior rispetto dell’intimità.

“La morte ha origine nel colon”

Dalla fine del 1800, col progredire della scienza medica e della tecnologia di supporto ad essa, gli strumenti usati per i clisteri sono stati perfezionati continuamente, nei materiali, nelle forme e nel funzionamento. Risale a questo periodo il passaggio dal clistere all’apparecchiatura da idrocolonterapia vera e propria: si chiamava Apparato di Dierker ed effettuava un lavaggio più profondo rispetto al clistere, asportando anche via i liquidi con i residui fecali.

MechnikovL’idrocolonterapia si affermava finalmente, nel 1900, come trattamento indicato per affezioni del fegato, coliti, colera e come supporto agli interventi chirurgici, oltre che come prevenzione a molte infezioni e malattie. Il premio Nobel per la medicina nel 1908 Metchnikoff, studioso tra le altre cose della flora batterica e del suo ruolo nell’intestino, esprimeva l’importanza della funzione del colon per la salute umana con la frase: “la morte ha origine nel colon”.

 

 

 

 

 

 

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