Allergie e intolleranze: che differenza c’è?

Home » Alimentazione e benessere » Allergie e intolleranze: che differenza c’è?

La parola allergia deriva dall’unione dei termini greci dios «altro» ed enèrgein «energia», e indica una reazione altra, differente, distinta da quella usuale che ci si attenderebbe; allergia significa quindi un’alterata reattività dell’organismo, una (cattività individuale a sostanze comuni e non tossiche che nella maggior parte delle persone non causano fastidi. Ne è un chiaro esempio il polline che è del tutto innocuo in sé e per sé anche se alcuni soggetti reagiscono in modo alterato con manifestazioni allergiche (rinite, occhi che lacrimano, asma). La parola intolleranza deriva invece dal latino e indica qualcosa che non si può sopportare o che non si può più sopportare. Impiegata dapprima in campo etico, solo successivamente questa parola cominciò a essere utilizzata per descrivere una reazione dell’organismo. (quindi, mentre l’allergia è una reazione che si manifesta in modo diverso da quanto ci si attenderebbe, l’intolleranza è una variazione rispetto a ciò che precedentemente era accettato.

Differenze tra allergie e intolleranze alimentari

L’Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica ha individuato un insieme di disturbi che possono manifestarsi con sintomi simili anche se non analoghi e li ha definiti con un termine onnicomprensivo: reazioni avverse ai cibi.
Delle reazioni avverse ai cibi fanno parte: a) le avversioni personali per un dato alimento i cui motivi risiedono nelle inclinazioni e nei gusti personali e hanno una causa che potremmo definire psicologica; h) le reazioni tossiche o da avvelenamento che dipendono dalla dose che viene ingerita di tossine presenti negli alimenti stessi; c) le reazioni non tossiche che invece dipendono dalla suscettibilità individuale (cioè dalla maggiore o minore reattività del sistema immunitario del singolo individuo) e di cui fanno parte allergie e intolleranze. Le reazioni da avvelenamento possono essere dovute a sostanze sintetiche aggiunte ai cibi come gli additivi, gli insetticidi, i fertilizzanti, gli antibiotici usati negli allevamenti del bestiame e i metalli pesanti derivanti dall’inquinamento industriale. Tra le responsabili vi sono però anche sostanze chimiche naturali presenti nei cibi o che si formano nei cibi stessi. Tra queste sostanze si annoverano alcuni contaminanti prodotti da alghe e batteri marini, micotossine e veleni prodotti da piante e funghi, tossine come il botulino e likstalilococco aureo. Secondo la definizione dell’Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica le allergie sono manifestazioni che vedono sempre il coinvolgimento di meccanismi immunologici.

Un’allergia è una forma di reazione che coinvolge in modo abnorme il sistema immunitario di una persona verso una certa sostanza, per esempio il polline, la polvere, un componente ali-mentare, che nella maggior parte degli individui non avrebbe alcun effetto. Le allergie sono inoltre dose indipendenti, ovvero basta una minima quantità di un certo alimento per scatenare la risposta del sistema immunitario che provvederà ad attaccare quello che ritiene un intruso potenzialmente dannoso per l’organismo. Questa risposta immunitaria può chiamare in causa diversi tipi di cellule e una varietà di proteine che favoriscono una reazione infiammatoria. Si è osservato che le allergie sono di due tipi: quelle mediate da immunoglobuline specifiche, le IgE, e quelle non IgE mediate che secondo alcuni sarebbero più numerose delle prime.
Per contrastare rm antigene, cioè una molecola estranea, e per questo considerata nemica e pericolosa, il nostro organismo, o meglio il nastro sistema immunitario, produce un anticorpo. Si tratta di una proteina (chiamata immunoglobulina) che si lega in modo specifico a un antigene con lo scopo di disattivarlo cd eliminarlo. Si tenga presente che una reazione allergica a una certa sostanza è possibile solo dopo che la persona si è sensi-bilizzata a questa sostanza a seguito di un’esposizione verificatasi in precedenza. Secondo alcuni è quindi chiaro che la predisposizione genetica e un sistema più sensibile, in particolare con un più alto livello di IgE circolanti nel sangue rispetto alla media degli individui, sono fattori determinanti per sviluppare un disturbo di tipo allergico. Secondo altri invece pur considerando valido il principio della sensibilizzazione, bisogna ricordare che studi su gemelli omozigoti mettono in dubbio questa posizione evidenziando il ruolo svolto dallo stile di vita che inciderebbe maggiormente sullo sviluppo delle patologie di quanto non faccia la predisposizione genetica.
Le reazioni allergiche mediate dalle IgE mostrano reazion immediate che possono essere più o meno gravi: la forma pie pericolosa, che tutti conosciamo, lo shock anafilattico, è per fortuna quella meno frequente. Le allergie sono più ricorrenti ne bambini in età prescolare i quali nella maggior parte dei casi gu riscono crescendo. Potremmo interpretare questo fenomeno come la modalità attraverso la quale i bambini (e il loro sistema immunitario) imparano a stare al mondo: sviluppando o meno tolleranza verso l’ambiente che li circonda, di cui gli allergeni fanno parte. Al contrario, gli adulti tendono a conservare più a lungo la sensibilità a una data molecola, essi si adattano con maggior lentezza o per niente, e questo, nel caso degli alimenti, vale soprattutto per arachidi, crostacei, pesce e frutta secca oleosa.

Sempre secondo la definizione dell’Accademia Europea di Ailergologia e Immunologia Clinica, mentre l’allergia è sempre caratterizzata da una reazione del sistema immunitario che può avvenire velocemente (nel caso delle allergie IgE mediate) o con maggiore lentezza (nel caso delle allergie non IgE mediate), l’intolleranza non vede mai implicati i meccanismi immunologici e la relativa sintomatologia è dovuta a cause differenti, che sono dose dipendenti: più introduco una certa sostanza più questa andrà ad accumularsi nell’organismo e causenì la manifestazione sintomatica relativa all’intolleranza stessa.
Sono considerate intolleranze alimentari le carenze metaboliche, cioè la mancanza di un enzima per la digestione di una proteina, uno zucchero eccetera; fenomeni così diffasi che tutti conosciamo almeno una persona intollerante per esempio al lattosio o al glutine.
Fanno parte delle intolleranze alimentari le reazioni dovute a sostanze farmacologiche presenti nei cibi, per esempio le amatine vasoattive come istamina, tiramina, feniletilamina, le metilxantine e la capsicina che sono responsabili di disturbi come disordini gastroenterici, mal di testa, aumento o diminuzione della pressione, tachicardia, sonnolenza, rinosinusite, orticaria. Vi sono infine le reazioni dette indefinite dovute spesso ad additivi presenti nei cibi. I responsabili di mal di testa, nausea, vasodilatazione, asma eccetera sarebbero in questo caso conservanti, esaltatori di sapidità (come il ben noto glutammato) e dolcificanti.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Stress

Lo sapevi che lo stress è una delle principali cause della sindrome del colon irritabile?

Intolleranze

Lo sapevi che, spesso, il meteorismo è dovuto alla presenza di intolleranze alimentari?

Sedentarietà

Lo sapevi che una vita sedentaria induce atonia delle pareti intestinali e, di conseguenza, stipsi?

Dimagrimento

Lo sapevi che l'idrocolonterapia, abbinata ad una dieta ricca di fibre, favorisce il dimagrimento?
Mens sana in colon sano
21