Adenocarcinoma colon: l’alimentazione influenza i geni

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integratori alimentari per colon

Lo studio di Newcastle

L’influenza dell’alimentazione sui geni e sulle cellule è stata individuata grazie a un esperimento condotto su soggetti non malati di tumore, che non seguivano una particolare dieta e non assumevano integratori. Questi partecipanti sani sono stati sottoposti a colonscopia, durante la quale sono state prelevate le cellule dell’intestino maggiormente predisposte a sviluppare l’adenocarcinoma del colon. L’analisi si è concentrata sulla presenza di eventuali metilazioni, ovvero delle mutazioni epigenetiche che consistono nell’aggiunta di un gruppo di metilene (tre atomi di idrogeno e uno di carbonio) al DNA; tali aggiunte non modificano il genoma, ma agiscono sull’attività dei geni. Queste modifiche avvengono attraverso la divisione cellulare e stanno alla base della formazione di tessuto canceroso. Per questo motivo, ogni metilazione trovata è stata messa a confronto con le caratteristiche del soggetto risultato positivo all’analisi. Dunque, la ricerca ha valutato età e sesso dell’individuo, la dieta e l’indice di massa corporea. Inoltre, sono state analizzate le quantità di micronutrienti nel sangue, in particolare la vitamina D e il selenio.

Adenocarcinoma colon: i risultati della ricerca

Dalle valutazioni effettuate è emerso l’influenza dell’età e del sesso, ovvero, sono più soggetti a sviluppare l’adenocarcinoma del colon gli uomini di età superiore ai cinquant’anni, fattore di rischio già ben noto, ma sono stati riscontrati anche altri criteri. Le alterazioni epigenetiche, infatti, sono influenzate anche dal peso corporeo, se in eccesso, e dalle caratteristiche del regime alimentare. Nello specifico, nei soggetti che presentano livelli più alti di vitamina D e selenio nel sangue, le metilazioni sono minori. Al contrario, elevate quantità di acido folico portano a sviluppare maggiori mutazioni epigenetiche. Dunque, si teorizza che un eccessivo consumo di folati (broccoli, spinaci, lattuga, cereali, legumi, arance e limoni) possa portare alla formazione di tumori al colon, ma su questo punto non ci sono ancora dati certi. Ciò che è certo è quanto l’acido folico sia indispensabile alla salute dell’individuo, perciò è impensabile una sua totale eliminazione. Gli effetti sui geni, infatti, sono stati riscontrati nei casi di una quantità di folati nel sangue davvero elevata, ovvero, fuori dalla norma. Inoltre, la ricerca dell’Università di Newcastle ha confermato l’importanza della vitamina D, che non dovrebbe mai mancare nella dieta di ognuno. Essa si trova nel pesce, come il selenio, altro importantissimo nutriente, contenuto anche nelle noci, nei frutti di mare, nei vegetali e nei cereali. Questo studio dimostra non solo quanto l’alimentazione influisca sulla salute, ma anche in che modo avviene questo intervento sui geni e sulla loro attività. Si tratta di un primo passo verso la comprensione profonda della correlazione tra cibo e organismo, comprensione che va al di là delle manifestazioni fisiche del corpo.

Comments

  1. andre on 23 gennaio 2014 at 20:27 said:

    Ma se dicono che i folati broccoli arance spianci ecc….. sono la prevenzione per il cancro al colon .come mai adesso dicono che questi alimenti favoriscono lo sviluppo? Roba da matti!!!!!

    • Folati inefficaci per il colon
      Un fatto è assodato: l’acido folico assunto prima e appena dopo il concepimento ha un’efficacia ampiamente dimostrata e previene la spina bifida. Detto questo sulla vitamina e sui suoi potenziali effetti si rincorrono le voci più disparate, senza che si sia ancora arrivati a soluzioni univoche. L’ultima in ordine di tempo arriva dalla rivista Jama, che ha pubblicato uno studio statunitense, secondo il quale, al contrario di quanto precedentemente affermato, l’acido folico non ridurrebbe l’incidenza del cancro colorettale.

      La ricerca di Jama
      I folati innanzitutto. Si tratta di vitamine utilizzate dall’organismo umano e ritenute indispensabili per le cellule che si riproducono velocemente (sangue, pelle, mucosa gastrica e intestinale) e per i neuroni, cioè le cellule del cervello e del midollo spinale. Le fonti sono vegetali, come le verdure a foglia verde e i cavoli, il lievito di birra, il fegato. La loro carenza porta ad anemia macrocitica nonché al rischio di difetti del tubo neurale nel neonato. Il fatto è, però, che esistono studi ed evidenze epidemiologiche in base alle quali una dieta povera di folati sarebbe associata a un aumentato rischio di neoplasia colorettale. Ma sull’argomento non si è mai arrivati a una conclusione certa e il nuovo studio frena l’ipotesi. Ma come si è svolto lo studio? Per arrivare a definire l’effetto chemopreventivo dei folati negli uomini è stato condotto un trial randomizzato con supplementazione delle vitamine, con o senza aspirina, per la prevenzione degli adenomi colorettali, in pazienti con storia recente di questo tipo di lesione. I pazienti presi in esame sono stati 1021, tutti colpiti dagli adenomi, che sono i precursori della maggior parte dei carcinomi al colon retto. Trattati in 9 centri clinici tra il 1994 e il 2004 in Canada e negli Stati Uniti, ad alcuni è stato somministrato ogni giorno un milligrammo di acido folico, mentre ad altri è stato dato placebo o aspirina. Contrariamente a quanto previsto dai ricercatori, le colonscopie realizzate negli anni successivi, la prima a tre anni, la successiva a tre o cinque anni, hanno evidenziato una maggiore incidenza di adenomi nelle persone che avevano assunto acido folico. Ovvero il 44,1% contro il 42,4% del gruppo placebo nel primo follow-up. E le cose non sono migliorate col passare degli anni, visto che l’incidenza è scesa leggermente ma mantenendo le distanze. Un fatto che porta gli autori dello studio a concludere che, laddove l’acido folico possa essere utile nei pazienti che non hanno mai avuto episodi cancerosi, lo stesso non si può dire una volta che la malattia si è innestata, anzi. Meglio fare attenzione perciò nell’auspicare una fortificazione con acido folico generalizzata in molti cibi, come negli Stati Uniti già succede. Ma le evidenze sull’aumento del rischio sono ancora equivoche e richiedono ulteriori ricerche. E nell’ottica ventilata negli Stati Uniti di una integrazione coi folati sempre più diffusa, è bene essere cauti.

      Fonti
      Cole BF et al. Folic Acid for the Prevention of Colorectal Adenomas: A Randomized Clinical Trial. JAMA. 2007;297:2351-2359.

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