Adenocarcinoma colon: dalla Germania una nuova diagnosi precoce

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adenocarcinoma colon

La nuova diagnosi precoce tedesca

Il Dipartimento di Tossicologia Nutrizionale dell’Università di Potsdam a Nuthetal è arrivato alla formulazione di un metodo diagnostico basato sulla valutazione delle variazioni genetiche che portano allo sviluppo dell’adenocarcinoma del colon. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cancer Prevention Research, edita dalla American Association for Cancer Research. Sebbene la notizia sia stata diffusa da una rivista scientifica americana, la paternità del progetto è tedesca e non è escluso che il metodo venga introdotto a livello internazionale. Ciò che caratterizza questa nuova tecnica diagnostica è la sua alta sensibilità e precocità, tutti fattori che concorrono a una maggiore precisione dell’analisi. Il metodo parte dalla considerazione che molte cellule tumorali vengono rilasciate dalle superfici precancerose nelle feci dei soggetti malati; tuttavia, nello stadio iniziale della patologia, individuare queste mutazioni genetiche nella grande quantità di DNA presente delle feci è davvero difficile. Per riuscire a individuare queste variazioni, sono stati combinati insieme il blocco della reazione a catena della polimerasi libera, WTB, il metodo dell’acido nucleico bloccato, LNA, e la fusione ad alta risoluzione, HRM. Questa combinazione ha offerto alla tecnica il giusto livello di sensibilità per trovare anche le minime variazioni genetiche in atto nello stadio iniziale del tumore. Infatti, queste mutazioni sono più evidenti nelle fasi più avanzate, quando le cellule precancerose vengono trasportate nel sangue del paziente. Con la nuova diagnosi precoce, l’individuazione può avvenire già grazie alle feci.

Adenocarcinoma colon: l’efficacia del nuovo metodo nella diagnosi precoce

In base a diverse ricerche, si stima che il 60% dei soggetti malati presenta variazioni nei geni APC, mentre il 40% nei KRAS. Tali mutamenti sono in atto già in fase precancerosa, perciò la loro individuazione precoce può rivelarsi davvero utile. Secondo i ricercatori dell’Università di Potsdam, questo nuovo metodo è cinquemila volte più sensibile degli altri screening non invasivi ora adottati; inoltre, è in grado di rilevare una variazione genetica singola in una quantità di DNA centomila volte più grande. Facendo una comparazione con altri metodi, sono state condotte dell’analisi su campioni di tessuto del colon e sulle feci di pazienti caratterizzati da variazioni di APC. Nel primo caso, il risultato è stato la rilevazione di mutamenti in 41 soggetti su 80, mentre il tradizionale sequenziamento permette di individuare variazioni in al massimo 28 pazienti su 80. Per quanto riguarda l’analisi delle feci, su 22 campioni con variazioni di APC, ne sono stati individuati ben 21. Gli stessi risultati sono stati ottenuti con il gene KRAS. La diffusione di questa tecnica sarebbe un ulteriore passo in avanti nella diagnosi precoce dell’adenocarcinoma del colon; come risultato, aumenterebbero le probabilità di poter asportare il tessuto precanceroso, prima che questo si tramuti nella forma tumorale vera e propria.

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